Rassegna stampa

STIAMO PAGANDO CARA LA RIPRESA AL RALLENTATORE

08/07/2011 - Economia e politica
Tag: Confcommercio, Paolo Galimberti, disoccupazione

Commercianti: RIPRESA SEMPRE TROPPO LENTA
Le 60mila nuove assunzioni di giovani sotto i 30 anni nei prossimi tre mesi sono un buon segnale, secondo Paolo Galimberti, presidente dei giovani di Confcommercio. «Ma ripeto allo stesso trimestre del 2010», spiega, «le assunzioni in più saranno appena 25mila. Troppo poche. Scontiamo ancora il fatto che la ripresa è al rallentatore».

 

«STIAMO PAGANDO CARA LA RIPRESA AL RALLENTATORE»
Galimberti (Confcommercio): «L’economia cresce troppo poco»

Il vero cruccio: «Dei 2 milioni e 100mila disoccupati un terzo è rappresentato da giovani e al Sud superiamo il 40%». La speranza: «Dallo studio Unioncamere Excelsior emerge che dei nuovi posti di lavoro, più 60mila nei prossimi tre mesi andranno agli under 30». La vede così, in chiaroscuro, il presidente dei giovani imprenditori di Confcommercio, Paolo Galimberti.

Presidente, ma anche il dato sulla disoccupazione generale è preoccupante. Siamo all’8,6%...
«Senza dubbio è un numero importante, ma siamo in media con l’Europa. Ripeto, il fenomeno più allarmante è quello della disoccupazione giovanile. Del resto gli under 30 sono gli unici ad aver pagato lo scotto della crisi».

Perché?
«Semplice. Se spacchettiamo per fasce d’età i due milioni e passa di senza lavoro si vede chiaramente che la disoccupazione in età matura non è aumentata. Quindi sono gli altri ad averne risentito…».

Beh, nei prossimi tre mesi avranno qualche chance in più…
Certo, noto con soddisfazione che queste assunzioni saranno sparse su tutto il territorio nazionale, anche al Sud. Ma non posso non sottolineare un altro dato della ricerca: rispetto allo scorso anno le nuove assunzioni aumenteranno solo di 23mila unità. Troppo poco…».

Cosa vuol dire?
«Che cresciamo poco. L’Italia sta vivendo una ripresa, ma è ancora troppo lenta».

Suggerimenti al governo?
«Per fare un passo in avanti servono le riforme. Innanzitutto quella fiscale, in modo da alleggerire le aliquote sia sulle imprese che sui lavoratori».

E poi?
«Non parliamo del costo della burocrazia sulle imprese e della necessità di rilanciare i consumi…».

E’ stata appena varata una manovra, proprio non l’è piaciuta?
«Ho valutato positivamente la manovra del governo sulla tassazione fissa per le imprese neonate aperte dai giovani».

Quali vantaggi ci vede?
«Da un lato dà un’iniezione di fiducia under 30 che si sono allontanati dal mondo delle imprese. Pensi che solo pochi anni fa le imprese avviate dai giovani erano l’8,6% e oggi siamo appena al 6,8%».

Dall’altra?
«Non ci dimentichiamo che sono soprattutto le nuove imprese che creano occupazione. Quindi si potrebbe innescare un volano positivo. E poi mi lasci vantare gli italiani».

Ci mancherebbe…
«Ricordo che l’Ocse dice che siamo i migliori creatori d’imprese e che i nostri tassi di mortalità nei primi tre mesi sono i più bassi».

Insomma siamo belli e bravi, cosa ci manca?
«Provo a fare delle riflessioni. Per esempio sono rimasto perplesso leggendo tra le righe che questi 160 e passa mila nuovi posti di lavoro, la maggior parte sono destinati ai diplomati più che ai laureati. Ma ci sono dei motivi…».

Tipo?
«Da una nostra ricerca emergeva che le università italiane hanno ancor oggi un imprinting molto manifatturiero, mentre dovrebbero rivolgersi di più al mondo dei servizi».

Molti dei nuovi posti saranno comunque a tempo determinato…
«Ecco, questo mi preoccupa di meno, perché l’ossessione del posto fisso appartiene al passato ed è un retaggio soprattutto europeo ed italiano. Lei pensa che un’impresa che ha nel capitale umano uno dei suoi maggiori asset lasci andare via i suoi migliori gioielli?».