Rassegna stampa
Panorama Economy – Paolo Galimberti: “E’ giunto il momento di mettere in campo un progetto anche per i servizi come strumento per cogliere tutte le opportunità di innovazione, di produttività e di crescita che l’economia dei servizi può esprimere”
07/01/2010 - Economia e politica
Tag: Giovani Imprenditori, Paolo Galimberti
Nel 2010 si potrà considerare tecnicamente conclusa la fase di recessione, ma ciò non significa che potremo beneficiare di uno scenario di crescita stabile e robusta. Se è vero che, seppur lentamente, stanno migliorando alcuni indicatori economici, le previsioni di crescita sono, infatti, molto contenute e la ripresa purtroppo si preannuncia piuttosto debole.
Il nostro Ufficio studi stima per il 2010 il Prodotto interno lordo e i consumi in aumento rispettivamente dello 0,7 e dello 0,6%, mentre per l'anno successivo l'incremento previsto rimarrà, comunque, al di sotto dell'I%. Con questo tenore previsionale il prossimo anno ci ritroveremo con livelli di Pil prò capite e di consumi interni pari a quelli d'inizio 2000.
Bisogna, allora, fare tesoro della lezione principale della crisi che sta nella rivalutazione delle ragioni dell'economia reale e del lavoro che, soprattutto in Italia, significano rafforzamento della capacità competitiva delle piccole e medie imprese che sono la struttura portante del nostro sistema produttivo.
Ecco, quindi, la necessità di proseguire nelle azioni strutturali idonee alla rimozione dei nostri ritardi; nel controllo e riqualificazione della spesa pubblica, e riduzione della sua parte improduttiva; nel contrasto e recupero di evasione ed elusione. E poi c'è la questione fondamentale della riduzione fiscale su tutti i redditi da lavoro, sia autonomo che dipendente. Certo, siamo consapevoli dei problemi di bilancio e che non si possono «scassare» i conti pubblici, ma non si può ulteriormente rinviare la contestualità di questi grandi interventi.
Quello che, però, riteniamo ancora più urgente è un deciso cambio di passo nelle politiche economiche del Paese per tornare a crescere più velocemente. Allo stesso tempo bisogna mettere le imprese del terziario in condizione di essere più competitive e produttive. E, quindi, la strada maestra è puntare sull'innovazione in questo settore perché si tratta di un grande volano di crescita per sostenere una ripresa che sia più robusta e più rapida del previsto.
Infatti, già oggi i servizi valgono il 71% del valore aggiunto e generano oltre la metà dei consumi complessivi. E i servizi di mercato - cioè quelli che noi rappresentiamo - contribuiscono per più del 40% alla formazione del Prodotto interno lordo e dell'occupazione. La nostra storia recente, però, ci parla di sostegni pubblici all'innovazione che vengono indirizzati soprattutto all'industria per via di una visione «miope», che è legata a un mondo della manifattura, ormai anacronistico, che stenta a focalizzare il passaggio alla società dei servizi.
Pensiamo, quindi, che identificare l'innovazione con un settore, quello manifatturiero, sia sbagliato e finanche controproducente per la stessa manifattura. Crediamo, allora, che sia giunto il momento di mettere in campo un progetto anche per i servizi come strumento per cogliere tutte le opportunità di innovazione, di produttività e di crescita che l'economia dei servizi può esprimere. Basti pensare, per esempio, all'impatto di un'innovazione - non soltanto tecnologica ma anche organizzativa, ossia legata alle conoscenze, ai saperi, alla creatività, in sintesi al capitale umano - diffusamente applicata ai nostri giacimenti culturali e al turismo, alla logistica del commercio, alla filiera agroalimentare, all'integrazione tra urbanistica e urbanistica commerciale.
È questa una sfida che dobbiamo riuscire a cogliere senza esitazioni perché crediamo che sia una via fondamentale e, per molti versi, obbligata per proseguire nella direzione della qualità e per ritrovare la crescita e la competitività.
