Le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia sono un’occasione perché ci si ritrovi, in quanto italiani, nello spirito che portò a unirci come nazione e come Stato, e per riflettere, non solo sui travagli del passato, ma sulle sfide del futuro. Rappresentano un momento di riconoscimento reciproco che deve servire a dare un nuovo slancio alla ripresa del nostro paese, usando le stesse energie e il senso di coesione e appartenenza che avevano animato i protagonisti del Risorgimento. Oggi che si stanno mettendo le basi del federalismo fiscale, non può non tornare alla mente la lezione di Cattaneo che pensava ad una unità che riconoscesse le distinzioni, un’unità pluralistica e non indifferenziata, fondata su istituzioni di antigoverno che rendono possibili le la maggio partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica. Un’ideale contrario alla fusione, ma non all’unità.
Il contesto in cui la complessa operazione del federalismo fiscale sta prendendo avvio suscita tuttavia alcune preoccupazioni. Un debito pubblico incombente, una spesa pubblica da ricondurre con urgenza sotto controllo e soprattutto, per quanto ci riguarda, una disoccupazione giovanile allarmante, che ha superato il 29 per cento. Le riforme sono necessarie, se l’obiettivo è un’Italia che cresca di più e meglio, producendo ricchezza, occupazione, sviluppo, coesione sociale e territoriale. Il federalismo fiscale non può perciò essere considerato soltanto un modo diverso di pagare le tasse. Si tratta, invece, di un’occasione per rafforzare le responsabilità nel ricorso della spesa pubblica e nella gestione delle leve fiscali, per ristrutturare e riqualificare la spesa pubblica, va portata avanti l’azione di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale.
Il risultato di queste azioni combinate deve essere, necessariamente, la riduzione del livello della pressione fiscale complessiva, oggi prossima al 52% per coloro che pagano regolarmente tasse e contributi. E’ una pressione fiscale troppo elevata per le imprese, è una pressione troppo elevata per il lavoro. Non possono dunque non preoccuparci alcune soluzioni adottate nel recente provvedimento in materia di federalismo municipale: l’ampia facoltà attribuita ai comuni di attivare la tassa di soggiorno – soppressa nel 1989 come esiziale per il nostro turismo – sembra una scelta in controtendenza, in un momento di crisi nel quale va fatto, invece, ogni sforzo per superare l’impasse nella quale ci troviamo. O, ancora, l’impatto dell’Imu sugli immobili strumentali delle imprese. Bisogna invece insistere sulla prospettiva di aumentare la crescita, facendo avanzare speditamente tutto il cantiere delle riforme strutturali utili a rafforzare produttività e competitività, a partire dall’incrocio pro-competitivo tra costruzione del federalismo fiscale e riforma fiscale.
Ristrutturare, riqualificare e ridurre la spesa pubblica; contrastare e recuperare un’evasione fiscale patologica. Sono queste le condizioni di fondo per un graduale, ma significativo processo di alleggerimento della pressione fiscale complessiva.
Pensiamo che un buon federalismo fiscale – condiviso, pro competitivo e giustamente solidale - possa portare un decisivo contributo all’avanzamento di questi processi. A 150 anni dall’Unità d’Italia, è necessario uno sforzo straordinario per accelerare e irrobustire la dinamica della crescita. Abbiamo la responsabilità di aprire il mondo del lavoro ai giovani, facilitare il loro accesso alle attività economiche, al credito, alla formazione. I giovani che hanno fatto il Risorgimento ci hanno lasciato nelle mani un paese libero e unito. Cosa lasceremo noi ai giovani del nostro tempo?