Rassegna stampa

Giovane è l’Impresa – Galimberti: “serve un’iniezione di fiducia per il mondo dei giovani

08/11/2010 - Economia e politica
Tag: Giovani Imprenditori, Paolo Galimberti, Imprese, Forum Giovani Imprenditori

“Serve un’iniezione di fiducia per il mondo dei giorni” .Nelle parole di Paolo Galimberti, presidente nazionale dei Giovani imprenditori di Confcommercio, si identificano i temi portanti discussi durante la terza edizione del Forum Giovani Imprenditori Confcommercio tenutosi a Venezia il I7 e l8 settembre scorso.

QUALCHE NUMERO
La generazione italiana di età compresa tra 19 e 39 anni ha fiducia nel futuro. È quanto emerge da un'indagine effettuata dall'ufficio studi Giovani Imprenditori di Confcommercio. Inoltre, emerge che nonostante paure e disorientamento quasi il 60% è convinto che entro i trenta anni aumenterà il proprio status sociale e la possibilità di guadagno. Il "posto fisso" (46,2%), una "occupazione autonoma" (37,7%) e un "lavoro interessante e in linea con le proprie aspettative professionali' (28,5%) sono gli obiettivi principali che guidano i giovani al loro ingresso nel mondo del lavoro. Non solo lavoratori, anche imprenditori. Il I5,8% degli intervistati - in prevalenza uomini, con titolo di studio medio/alto e alto e con residenza nelle regioni del Nord-Est e del Sud Italia - pensa di dare vita a una propria impresa nei prossimi cinque anni, prevalentemente nel settore dei servizi (56,60/o), del commercio (I8,40lo) e del turismo (16,70/o). Sempre secondo I'indagine, le qualità e le doti indispensabili per un imprenditore sono le competenze tecniche acquisite attraverso l'esperienza, la capacità di fare innovazione e di investire rischiando e le competenze acquisite grazie alla formazione. Le aspirazioni che spingono a "fare impresa", invece, sono principalmente tre: il desiderio di poter svolgere il lavoro in autonomia (40,8%); il piacere di mettersi in gioco (28,2%) e l'idea che facendo impresa si abbia la possibilità di svolgere un lavoro interessante e in linea con le proprie aspettative personali (24%). Eppure i giovani imprenditori risultano in calo. Negli ultimi otto anni le imprese sono scese di 66mila unità, passando dalle 278mila del 2002 alle 212mila registrate nel 2010, con una diminuzione del 2i,50/o degli imprenditori "under 30" secondo dati Unioncamere. "Un trend - ha spiegato Mariano Bella, direttore dell'Ufficio Studi - che ho o che fare do un loto con l'aspetto demografico, che ha vi sto un colo di circo un milione di persone di età compreso tra i 18 e i 30 1nni, e dall'altro con lo bosso crescita economica".

PUNTARE AL FUTURO
Sempre secondo la ricerca, un 10% in più della quota degli attuali giovani imprenditori produrrebbe un aumento del Pil per occupato pari allo 0,2%, equivalente a un quinto della crescita prevista per l'Italia nel 20I0 (circa +1%).
Ecco perché l'investimento nella conoscenza, nelle Università e nella ricerca deve essere affiancato da uno spirito imprenditoriale, motore dell'innovazione, della competitività e della crescita. Tra i giovani intervistati, il 75,9% ha identificato nelle associazioni di categoria degli imprenditori i soggetti più idonei a fornire supporto alle imprese. "Dobbiamo necessariamente intervenire per imboccare un sentiero di crescita più robusto e duratura", afferma Galimberti. "Gli elementi chiave per mettere le imprese, di tutte le dimensioni, in condizioni di poter crescere e competere sono innovazione e produttività, anche per rafforzare il reddito dei lavoratori e per favorire nuova occupazione. Perché più capitale imprenditoriale significo più giovani imprenditori e più opportunità di lavoro". Carlo Sangalli, presidente Rete Imprese Italia, Associazione interconfederale costituita da Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti, conferma: "dopo la prima grande crisi dell'economia dello globalizzazione, il Patto sociale del nostro tempo deve riconoscere lo centralità di quel popolo del fare impresa. Più giovani imprenditori e più giovani imprese".

Entrambi i presidenti delle due associazioni sono concordi nell'affermare che è necessario rendere evidente che il Paese non si rassegna e sceglie di crescere "ipotizzando di detassore ricerco e sviluppo e utili da reinvestire, dando agevolazioni sulle neoassunzioni",precisa Galimberti. Sarà possibile così riconoscere nei giovani la risorsa per il futuro e progettare una società che, attraverso il lavoro e l'imprenditoria, costruisca mobilità sociale e generazionale fondando sviluppo e sicurezza.

"Perché - come sostiene Sangalli - Italia dalla parte dei giovani potrebbe essere realmente un’Italia migliore".