Rassegna stampa

«Giovani, imprenditori anti-crisi»

28/09/2011 - Economia e politica
Tag: Giovani Imprenditori, Paolo Galimberti, anti-crisi

Paolo Galimberti, presidente nazionale delle nuove leve del commercio, a Piacenza per un incontro con i vertici dell'Unione e la base degli iscritti

M Boccia la manovra, com­menta con preoccupato realismo la situazione del Paese, ma non rinuncia sottolineare i motivi di ottimismo, come la vitalità dell'imprenditoria giovanile che va assecondata e sostenuta. Paolo Galimberti, presidente nazionale dei Giovani Imprenditori del Commercio e amministratore delegato di Galimberti Euronics, ieri sera era a Piacenza per in­contrare il presidente provincia­le dei Giovani Raffaele Chiappa, il presidente dell'Unione, Alfredo Parietti, il direttore Giovanni Struzzola e un gruppo di giovani commercianti.

Presidente, nella recente con­ferenza di sistema di Confcommercio a Villasimius lei ha par­lato, al di là del periodo dram­matico, di risvolti anche inco­raggianti.
«E' un fatto che nel Paese le imprese stanno soffrendo e chiu­dendo, nell'ultimo anno 60mila serrande sono state abbassate la­sciando oltre 200mila persone senza lavoro. Però c'è anche un'economia che sta nascendo, è l'economia dei giovani. Da un rapporto della Kauffmann Foun­dation si evince che i maggiori creatori di impresa sono i giova­ni e le donne. Unioncamere ci ha confermato che le imprese degli under 35 sono 720 mila in Euro­pa e la stragrande maggioranza dei giovani che fanno impresalo fa nel commercio, nel turismo, nei servizi. Con una punta d'or­goglio la nostra federazione si sta attrezzando per accogliere que­sta nuova imprenditorialità e per rappresentarne gli interessi, è il lavoro che anch'io sto facendo tutti i giorni. A Piacenza, grazie all'invito di Raffaele Chiappa, te­stimonio la vicinanza ad una realtà territoriale come Confcommercio Piacenza, organizza­zione di eccellenza sul piano na­zionale».

Cosa si aspetta da una mano­vra per la crescita?
«Mi aspetto che si facciano manovre dove non si mettono più le mani nelle tasche degli Ita­liani, già abbondantemente tas­sati con aliquote fiscali ai massi­mi livelli mondiali. Abbiamo in­vece la necessità di partire con la riforma del fisco per diminuire da un lato le imposte alle impre­se e generare risorse per gli inve­stimenti e dall'altro lato per dare ai salariati maggiori possibilità di spesa. Mi aspetto che venga fatta una riforma del welfare e della sanità, mi aspetto che lo Stato dia il buon esempio andando a ven­dere, come fanno tutte le fami­glie e le imprese nei momenti di difficoltà, i gioielli di famiglia. Ab­biamo un patrimonio immobi­liare improduttivo che potrebbe essere alienato per togliere un po' di tensione e mi aspetto che ven­ga fatta economia con tagli alla politica e alla burocrazia che in­cide sulle imprese in modo in­sopportabile».

Tornando ai giovani, come imprimere ulteriore spinta alla voglia di far impresa?
«C'è la legge Meloni che impo­ne una tassazione fissa molto bassa ai giovani che fanno im­presa, è stata una buona azione del governo, ma bisognerebbe e- stendere i limiti dimensionali delle imprese perché ci siano sempre maggiori beneficiari di questa opportunità che crea la­voro, impresa, crescita e svilup­po. E mi aspetto una partizione del fondo sovrano affinché ven­gano emesse garanzie per dare credito ai giovani che vogliono fare impresa».

Con l'aumento dell'Iva di un punto i consumatori temono spinte speculative, cosa ne pen­sa?
«L'aumento dell'Iva è una ma­novra che assolutamente trovo iniqua, mette le mani nelle tasche degli italiani andando a gravare sui redditi più bassi e così si dimi­nuisce la propensione di spesa in un Paese dove i consumi non stanno funzionando da dieci an­ni. Pensi che per effetto della cri­si del 2008 e 2009 quest'anno sia­mo arrivati a livelli di consumi che avevamo nel 2001, abbiamo fatto un balzo all'indietro di die­ci anni e, dakeynesiano quale so­no per formazione economica, sono convinto che per crescere bisogna spingere sui consumi».